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lunedì 29 febbraio 2016

Emergencia Venezuela, un grito de alarma desde Italia

Maria Rita D'Orsogna, IL FATTO QUOTIDIANO, Italia.

Venezuela vive una paradoja impensable hasta hace pocos años. Este es un país literalmente al borde del colapso, económica, social y política. Al mismo tiempo, es uno de los países con mayores reservas de petróleo del mundo. Venezuela carece de todo. El desempleo es impresionante, y las personas pasan la mayor parte de su tiempo en una fila para tratar de comprar lo que puede. Pero las tiendas son cada vez más vacía. Desde hace un par de años que la comida está racionada con tarjetas de identificación especiales y las huellas digitales de lectura en el supermercado. Entre las cosas más difíciles de comprar aceite de cocina, harina, leche, jabón. Vas por ahí con bolsas de dinero debido a la inflación galopante, a menudo en busca de comida en el mercado negro. Los precios han aumentado un 720% en sólo un año. El año anterior, la inflación era "sólo" 275%. El valor en dólares en el mercado negro es 150 veces más que el precio oficial, unos 1000 bolívares. Hace un año era de 200 bolívares.

El papel higiénico es un artículo de lujo. Los repuestos de las máquinas son imposibles de encontrar. Los antibióticos son una rareza. La electricidad va y viene. McDonald ya no tiene que ser de patatas fritas. El agua es poco profunda y caro. Estamos tratando de recogerlo como sea posible, incluso por la lluvia o arroyos secos medios. Los campos a la pudrición de azúcar, chuidono fábricas, el hospital hay escasez de jeringas y medicamentos. Las listas de espera son largas. El principal puerto del país, Puerto Cabello, está desierta. Una vez fueron anclados aquí docenas de barcos con mercancías a la llegada y salida. Hoy en día hay cuatro...

¿Quién tiene la culpa? Hugo Chávez, que murió en 2013? El gobierno actual? ¿O es culpa de la absoluta dependencia del país del petróleo que no ha sido capaz de desarrollar cualquier tipo de economía sana y sostenible real? El presidente Nicolás Maduro está literalmente paralizado, porque hay muy pocas opciones. Por ahora, el gobierno ha aumentado el costo de la gasolina está ahora a 15 centavos por galón. Recomendamos a la gente a cultivar sus propios alimentos a sí mismo. Los analistas predicen que Venezuela pronto estará en default. Con todo su petróleo.

mercoledì 23 luglio 2014

The Dream of Homer, odyssey into the dreams of blind people.

What do blind people dream about? More to the point, do they dream differently to other people? ‘Il Sogno di Omero’ (The Dream of Homer) is a project that seeks to answer these questions. The idea is to make a film but for now it’s just a documentary whose theme is the dream world of Rosa, Domenico, Gabriel, Daniela and Fabio, who have all been blind since birth. By keeping a spoken diary every morning as soon as they wake up, they recorded their personal experiences of REM sleep. The narrative structure was inspired by the Odyssey to describe the long journey home through their dreams. The aim of the project’s creator, Emiliano Aiello, was to tell the story of people who can’t see, from a new perspective: not the everyday facts, which has already been done, but something more personal and introspective. 



Please help us to spread the voice of our campaign and share our links: 

lunedì 10 marzo 2014

MI AMIGO HUGO, Oliver Stone's latest documentary

Caracas, 06 Mar. AVN.- Documentary My friend Hugo, through which US director Oliver Stone tells the world that "it's time to have another view of Venezuelan politics built by the revolutionary leader Hugo Chavez," was premiered on Wednesday night in Venezuela's radio and television hookup.


At the end of filming his previous documentary South of the border in 2009, Stone shared with the commander a night of reflection on his life, the rebellion of February 4, 1992 and the historical importance of the headquarters of the Mountain military museum located in the January 23 parish, west of Caracas.
"My friend Hugo is a response to that night, is one of the feelings I did not express at the time, a sort of farewell," are phrases that audiovisual production starts with.
The documentary gathers testimonials from members of the cabinet, world leaders, family and aides of commander which for 50 minutes build an image of Chavez in his different facets, including the military, communicator, president, humorist, ranger, feminist and strategist.

mercoledì 21 agosto 2013

CHAVISMI II. Chávez in paradiso, tra divinizzazione e parodia.


TUTTO E' INIZIATO COSI'.



E POI... Chávez nuestro que estás en los cielos - la serie.




FINO ALLA PARODIA ELETTORALE


Benny Lai,

giovedì 7 marzo 2013

REGISTI 'LA MINACCIA', CON LUI UN INCONTRO FOLGORANTE

013-03-06 18:28
CHAVEZ: REGISTI 'LA MINACCIA',CON LUI UN INCONTRO FOLGORANTE
SGUARDO LUCIDO E POTENTE E PAROLE ARCAICHE,DICONO DOCUMENTARISTI

(ANSAmed) - ROMA, 6 MAR - "Incontro folgorante. Sguardo lucido, potente, parole arcaiche e destabilizzanti. Il potere iscritto nel dna, non nelle mostrine". Così i giovani registi italiani Silvia Luzi e Luca Bellino raccontano il loro primo incontro con Chavez nel luglio del 2007, quando giunsero in Venezuela per girare il loro documentario "La minaccia", sui "diversi e contraddittori aspetti - dicono - della rivoluzione bolivariana".
"Ci siamo incontrati all'aeroporto militare di Caracas all'alba - ricordano parlando con l'ANSA - pronti a partire per la diretta della trasmissione televisiva Alò Presidente. Sono bastate poche parole e ci ha voluto in volo con lui. 'Tu mi sembri Claudia Cardinale... e tu John Lennon!', ci ha detto. E siamo partiti canticchiando Domenico Modugno".
"Volo avventuroso - proseguono - e destinazione segreta.
Abbiamo trascorso insieme tutta la giornata, tra l'elicottero, l'aereo presidenziale, il set televisivo (presentati come invitati speciali) e misteriosi aeroporti militari".
Un'esperienza unica, visto che "il Presidente non rilasciava interviste a media italiani da molti anni".
"Poi siamo rimasti altri due mesi in Venezuela - ricordano ancora Luca Bellino e Silvia Luzi - e abbiamo continuato le riprese mettendo da parte la fascinazione per la persona Chavez.
Abbiamo raccontato un Venezuela diviso, in perenne stato di agitazione e di paura".

"Ma quello che non si vede nel film - concludono - è che Chavez ha regalato al Venezuela qualcosa che sarà possibile constatare solo d'ora in avanti: una passione politica e civile rara e preziosa, una coscienza critica che andrà ben oltre il chavismo o il socialismo petroliero. (ANSAmed).

Chávez e noi.

IL MATTINO, 7 marzo 2013
di Luca Bellino e Silvia Luzi

E' l'alba di una domenica qualsiasi per Chávez. La trasmissione televisiva da condurre per sette ore, le risposte da dare a centinaia di cittadini, gli annunci delle missioni governative da lanciare, i sorrisi da dispensare a tutti. Eppure Chávez appare incuriosito proprio da noi due, pallidi e tesi, impauriti dai militari armati che lo circondano e dal suo modo di fare fin troppo amichevole, abituati come siamo ad essere ignorati anche dall'ultimo consigliere comunale di una piccola città di provincia.
E' il 28 luglio del 2007, il giorno del suo cinquantatreesimo compleanno. Noi stiamo girando un documentario sul socialismo bolivariano, sedotti dalla promessa di una rivoluzione, frustrati dalle mille delusioni della nostra generazione. Chávez è la risposta, per noi e per molti altri, alla fine di un'era.
Ci guarda divertito il Presidente quella mattina prima che l'elicottero si alzi in volo verso una destinazione mantenuta segreta: “Claudia Cardinale! Mi sembri Claudia Cardinale. E tu John Lennon!”. Ci invita a salire con lui sull'elicottero presidenziale, sorride e inizia a canticchiare “la lontananza sai è come il vento...”. Canterà Modugno per tutto il giorno, mentre noi alterniamo incredulità e soggezione di fronte agli scenari di una domenica qualsiasi di una rivoluzione in corso.
Il set televisivo della trasmissione Alò Presidente è imponente, disteso sulle rive del fiume Orinoco, davanti a uno dei più grandi giacimenti petroliferi del mondo. Quel giorno viene formalizzato il progetto del socialismo petrolero, l'ammissione che la rivoluzione è possibile solo grazie alle entrate derivanti dallo sfruttamento del petrolio, ma anche la constatazione che “quando il petrolio finirà in tutto il mondo, al Venezuela ne resterà ancora molto”.
Proprio per questo bisogna difendersi, ci dice il Presidente, e finita la trasmissione ci porta in un aeroporto militare dove sono custoditi gli aerei da guerra appena comprati dalla Russia. Ce li mostra con orgoglio: “io non voglio fare la fine di Saddam Hussein”. E non la farà. Gli Stati Uniti sono il nemico da evocare e attaccare a ogni occasione, ma sono anche il primo partner commerciale del Venezuela, gli uni dipendono dagli altri. A Caracas dicono che Chávez e gli Usa sono come moglie e marito, litigano tutto il giorno ma poi si coricano a letto insieme. Sette ore di diretta dopo, con decine di collegamenti nei luoghi più lontani del Paese e un'orchestrina che canta in chiusura, Hugo Chávez ci abbraccia e ci regala la sua ricetta per la comunicazione: “prendere i cannoni più potenti e iniziare a bombardare”.
Della sua onnipresenza ce ne rendiamo conto nei mesi che seguono, mentre continuiamo le riprese del nostro documentario. L'icona Chávez è ovunque e l'atmosfera di tensione che si respira per le strade del Paese ci offre la suggestione che darà origine al titolo del film: La Minaccia. Chávez si sente minacciato dagli Stati Uniti, Washington descrive il Venezuela come la più grande minaccia dai tempi dell'Unione Sovietica, e soprattutto tutti i cittadini, chavisti e oppositori, si sentono costantemente al centro di intimidazioni e avvertimenti.
La Minaccia racconta l'enigma Chávez, andando oltre la fascinazione per la persona e lasciandosi alle spalle i ricordi e le immagini di una giornata unica e irripetibile. Abbiamo cercato di evitare l'apologia e la denigrazione, e dopo 14 anni di epopea chavista il nostro film resta l'unico affresco della rivoluzione bolivariana. Abbiamo girato il mondo per presentarlo, dalla Commissione Europea alla Cambridge University, dal Giappone al Brasile, e ovunque abbiamo trovato due fronti contrapposti. Chávez eroe o Chávez dittatore. Per noi l'enigma non si è sciolto.


Luca Bellino, Silvia Luzi

martedì 5 marzo 2013

Movimento 5 Stelle: "Fanculo Chavez e tutti i suoi sostenitori..."

CONTINUA LA DISCUSSIONE SUL MEETUP "GLI AMICI DI BEPPE GRILLO DI NAPOLI" DOPO LE DICHIARAZIONI DI BARTOLOMEO PEPE (cittadino/senatore) 
SU CHAVEZ E LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA.

Antonio Livanti (che scrive dal Venezuela):
"...sono fiero di aver votato M5S perché voglio ed esigo di vivere in un paese democratico dove i corrotti come i Berlusconi e i Penati e i Mussari vadano in galera ma non penso di certo che sostituirlo con un modello ideologizzato dai risultati catastrofici come quello venezuelano siano la strada a seguire, perché se veramente i modelli da seguire sono ancora Cuba o il Venezuela, allorà si che passeremo dalla padella alla brace di carboni ardenti".

Marcello:  "Grazie Antonio per aver ribadito, con il tuo post, chi è il signor Chavez e in che condizioni fa vivere il suo popolo, anche se non ce n'era bisogno. Molti degli iscritti al Movimento, la stragrande maggioranza, non condividono assolutamente le idee farneticanti del sign. Bartolomeo Pepe, personaggio che già in passato si era distinto per il suo carattere rissoso e irascibile nonchè per le sue tesi molto discutibili. Lui proviene da una area politica molto ben demarcata, quella dell'estrema sinistra a cui fanno e facevano parte anche altri personaggi del Movimento quali il sign. Brescia ...Questa è gente che pensa di portare avanti la dottrina di Ingroia (che secondo me hanno votato) nel Movimento 5 Stelle... Lo so che è bello fare i viaggetti in Venezuela, Cuba, Costarica, Colombia, Salvador, ecc.ecc., poi magari si conosce anche qualche bella ragazza rivoluzionaria e allora il quadretto è completo...(Ogni rifrimento a persone NON è puramente casuale) 

Purtroppo per loro uno dei capisaldi del Movimento 5 Stelle è proprio quello di abbandonare qualsiasi tipo di ideologia, di destra o di sinistra che sia... Qui si guarda la sostanza delle cose...Le idee buone non hanno colore politico , se un militante di un Centro Sociale di sinistra propone una cosa sensata, è preso in considerazione allo stesso modo di un militante di Un Centro Sociale di destra che ne proponga un'altrettanto sensata...

La rivoluzione del Movimento deve essere innanzitutto ETICA e MORALE , e non finta popolare... Fanculo le ideologie marxiste,fasciste o liberiste che hanno provocato solo danni nel Mondo.

Fanculo Chavez e tutti i suoi sostenitori... Qui siamo in Italia grazie a Dio , chi voglia seguire quel tipo di 'democrazia' sud americana, faccia come Ingroia....Un bel biglietto aereo e fuori dalle balle....Poi però per completare l'opera dovrebbe vivere a stretto contatto con la gente, magari con i loro stipendi e non certo come fa Mr. I. , in un lussuoso albergo guatemalese, pieno di comfort e camerieri schiavi pronti a soddisfare le sue richieste che grazie ad uno stipendio altissimo, pagato da noi tutti contribuenti , vorrebbe far credere al Mondo intero che lui è andato lì a lavorare..... Ma facitece o piacere....

GRILLO A VITA !!!!!

martedì 29 gennaio 2013

El País, Yoani Sánchez e le spie.

Finta foto di Chavez: El País monta una “spy story”. Il cattivo è Castro 

di Alessandro Oppes | IL FATTO QUOTODIANO - 29 gennaio 2013


Se non altro, una volta combinato il pasticcio – enorme, colossale – hanno avuto almeno il buon gusto di chiedere scusa. E di spiegarsi. Tutto si può dire, dopo la gaffe del secolo commessa da El País con la pubblicazione in prima pagina di una falsa foto di Hugo Chávez moribondo (non era Chávez e, per fortuna dell’interessato, non è neanche morto), tranne che il quotidano spagnolo abbia cercato di minimizzare l’accaduto, di far finta di niente.
Già nella notte concitata dell’incidente, giovedì scorso, il direttore Javier Moreno, svegliato in un albergo di Davos, in Svizzera, ha ordinato di distruggere tutta la tiratura del giornale (comunque troppo tardi per evitare che le prime migliaia di copie arrivassero all’estero e in alcune edicole spagnole) e di ristamparlo con le prime, sommarie scuse. Uno scherzetto da 225mila euro. Poi, dopo una prima ricostruzione della vicenda sul numero di venerdì (“La foto che El País non avrebbe mai dovuto pubblicare”), domenica il quotidiano ha dedicato al caso nientemeno che tre pagine. Con una premessa che non lascia alcuno spazio ai fraintendimenti (“El País ha commesso giovedì scorso uno dei più gravi errori della sua storia”), seguita da un lunghissimo articolo affidato a due dei suoi reporter più autorevoli, con una ricostruzione minuto per minuto di quella notte da dimenticare. E per finire, una pagina a firma del “difensore del lettore” Tomás Delclós (titolo: “Un tremendo error”) in cui si dà conto, tra l’altro, delle numerosissime proteste di chi ritiene che la foto non si sarebbe dovuta pubblicare neppure se fosse stata autentica.

Ora, benissimo l’autoflagellazione, stupendo l’impegno a “rivedere il protocollo di verifica” del materiale che viene recapitato in redazione (la foto era stata offerta, al prezzo di 30mila euro, da un’agenzia con la quale El País ha rapporti da circa tre anni, ma poi si è rivelata essere un fotogramma di un video comparso su Youtube nel 2008, nel quale appariva un paziente messicano intubato).

Il fatto è però che, nell’ansia di giustificare l’ingiustificabile, il giornale monta una sorta di patetica “spy story“. Dice di non aver potuto verificare l’autenticità dell’informazione fornita dall’agenzia Gtres Online secondo cui la foto era stata scattata da un’infermiera cubana che poi l’aveva inviata alla sorella residente in Spagna. Quale sarebbe l’ostacolo insormontabile che impediva di svolgere un controllo accurato? Il fatto che l’attuale corrispondente di El País all’Avana è la blogger dissidente Yoani Sánchez, “i cui movimenti sono vigilati permanentemente dalle autorità”. Ergo, “fare in modo che Yoani si mettesse in contatto con qualunque fonte avrebbe comportato un rischio per lei e per le persone presumibilmente coinvolte nella foto”.
 


venerdì 25 gennaio 2013

Tomasso De Benedetti. Il genio della truffa ha colpito ancora.


L'autore della truffa ai danni di El País della falsa foto di Chavez in ospedale è Tommaso De Benedetti, l'uomo che ha già fatto "morire" Gabriel García Márquez e Pedro Almodovar, ingannado il Guardian, Twitter e molti quotidiani italiani. 


venerdì 5 ottobre 2012

Continua la guerra dei commenti sul Fatto Quotidiano



Chávez e le tv: di tutto, di più

di Massimo Cavallini | 5 ottobre 2012 | Il Fatto Quotidiano

Commentando un mio precedente post dedicato alle “catene di Chávez” – ovvero alle chilometriche apparizioni a reti unificate del presidente bolivariano – alcuni lettori m’hanno fatto notare, talora con assai bruschi accenti e in piena sintonia con il “grande leader”, come questa forma di comunicazione forzosa (una media di quasi un’ora per ogni santo giorno degli ultimi 14 anni) non fosse, in realtà, che unnecessario rimedio al travolgente predominio d’un sistema di media privati (le televisioni, in particolare) in mano alle oligarchie dell’Ancien Régime. E, manco a dirlo, implacabilmente, anzi, ferocemente avverse alle politiche del governo. Questi lettori hanno ragione. O meglio: avrebbero qualche ragione se le lancette del tempo si fossero, per miracolose ragioni,fermate all’anno 2002, quando Hugo Chávez Frías dovette fronteggiare prima una protesta di massa e, quindi, un vero e proprio golpe, più o meno apertamente sostenuto dalle “quattro sorelle” dell’etere venezuelano: RCTV, Venevisión, Televen e Globovisión (quest’ultima però visibile, via etere, solo a Caracas e Valencia). Nell’angolo del governo, nel contempo, null’altro che la statale Venezolana de Televisión…
Il problema – da questi lettori non visto, o visto con le deformanti lenti della fede – è che in questi dieci anni un bel po’ d’acqua (acqua inquinata, perlopiù) è in realtà passata sotto i ponti dell’informazione venezuelana. Il panorama mediatico venezuelano è cambiato. E non esattamente nella molto auspicabile direzione d’un maggior pluralismo. RCTV, la più grande delle quattro sorelle, è stata messa completamente fuori gioco con una serie di provvedimenti d’ordine amministrativo (prima la negazione del rinnovo della licenza per le frequenze via etere, poi la negazione di quella per trasmettere via cavo) la cui natura autoritaria ed ipocrita ha regalato ai vecchi golpisti una meritata aura di vittimismo. E questo mentre le altrettanto “golpiste” Venevisión e Televen – ben felici d’avventarsi sulle quote pubblicitarie lasciate libere da RCTV – s’affrettavano, in una sorta di patto di non aggressione, a metter da parte ogni ostilità verso il governo, abolendo di fatto tutti i programmi informativi con qualche ambizione d’andare oltre i confini d’un molto anodino ed ossequiente riportar di notizie.  Sul piede di guerra (la guerra contro Chávez) non è, in questi anni, rimasta che la meno diffusa delle quattro reti: Globovisión. Formalmente libera, ma costantemente sotto la minaccia di nuove leggi (la cosiddetta “Ley Resorte”, in particolare) nate per punire la “disinformazione” ed il “terrorismo mediatico”. Leggi molto vaghe – basta l’accusa d’aver “turbato” la pubblica opinione per venire puniti con multe devastanti (fino al 5 per cento del bilancio aziendale del precedente anno) la cui erogazione è esclusiva competenza del potere esecutivo. Vale a dire: di Chávez medesimo.

venerdì 28 settembre 2012

Traditi da Chávez


Migliaia di venezuelani non credono più al presidente ma non vogliono schierarsi con l’opposizione. Saranno decisivi nelle elezioni del 7 ottobre.

IN EDICOLA OGGI

martedì 5 luglio 2011

THE VATICAN INSIDER. Il denaro in nome di Dio.



Nel suo nome hanno eletto papi, radunato masse, innalzato mura. Intorno a un potere spirituale destinato all’eternità; un’eternità da difendere a tutti i costi. Current presenta l’anteprima di un viaggio senza precedenti, per scoprire cosa si nasconde dietro lo Stato più segreto del mondo.
Nel nome del padre, del figlio, ma soprattutto, nel nome del denaro.
A partire dal 14 Luglio su Current (SKY 130).

La fede giustifica i mezzi?


THE VATICAN INSIDER - Il denaro in nome di Dio
 di Silvia Luzi e Luca Bellino
Regia Luca Bellino
Fotografia Adriano Mestichella
Montaggio Matteo Vescovi

Colonna sonora di Andrea Morricone 
Prodotto da Current Tv Italy 

sabato 18 giugno 2011

Maternità Precaria - PREMIO ILARIA ALPI (giovani under 33)



MATERNITA' PRECARIA (2010 - 42')
di Martina Proietti e Giovanni Pompili
montaggio Andrea Ciacci

"La denuncia delle contraddizioni di una politica che da un lato esalta l’ideologia della famiglia e dall’altro non mette in campo misure a favore di chi ha un figlio".
 
Premio Ilaria Alpi 2011 - Premio Giovani

venerdì 20 maggio 2011

LA MINACCIA CURRENT


LA MINACCIA è stato trasmesso in diversi paesi in tutto il mondo da televisioni pubbliche e private, ha partecipato a più di 50 festival, ha ottenuto una nomination ai David di Donatello, è stato proiettato in Commissione Europea e alla Cambridge University, è uscito in sala in Brasile, Polonia e Repubblica Ceca. 
In Italia i diritti televisivi li ha avuti la RAI per un anno. E non lo ha mai trasmesso. 


Poi ci ha chiamato CURRENT e nel settembre 2009 anche in Italia abbiamo potuto raccontare il nostro viaggio in Venezuela.


LA MINACCIA inizia con un'intervista al Presidente Chavez che dice: 
"E' chiaro che la comunicazione è parte essenziale di una leadership, per la conduzione di un popolo.... Per me Alò Presidente (la sua trasmissione tv) è come prendere i cannoni più potenti e iniziare a bombardare!". 


Più chiaro di così.

lunedì 23 agosto 2010

“Cipputi sui tetti. Altan e la Crisi” - Collecchio Film Festival

27  28  29 agosto 2010

Evento Speciale
"Cipputi sui tetti. Altan e la Crisi"

All’interno della mostra proiezione del documentario “La battaglia della INNSE” di Silvia Luzi.
La mostra sarà visibile all'interno di Villa Soragna, nel parco Nevicati di Collecchio, dal 27 agosto al 25 settembre 2010.


Venerdì 27 agosto 2010
Ore 19.00 - CERTI EROI 
Inaugurazione della mostra “Cipputi sui tetti. Francesco Tullio Altan e la Crisi”. 
Con Luca Raffaelli, Rinaldo Gianola, Silvia Luzi.


sabato 6 marzo 2010

SOLE VENTO ALBERI - Presadiretta - domenica 7 marzo Rai3 ore 21:30

Sole Vento Alberi - PRESADIRETTA
In onda domenica 7 marzo 2010 alle 21.30 su RaiTre
di Silvia Luzi, Vincenzo Guerrizio e Riccardo Iacona

Mentre in Italia si torna al nucleare, nel resto d’Europa si pensa a produrre l’energia che viene dalle fonti rinnovabili.

In “SOLEVENTOALBERI” raccontiamo lo straordinario esempio della Germania che si difende dalla morsa della crisi anche con l’energia pulita: sono 750mila i nuovi posti di lavoro nati attorno all’economia verde. E il 16 per cento del fabbisogno elettrico viene prodotto senza consumare neanche un litro di petrolio.

A “Presadiretta” gli impianti piu’ grandi del mondo, appena installati a pochi chilometri da Amburgo, di fronte al Mare Del Nord con pale larghe 120 metri. Abbiamo attraversato la Solar Valley, un enorme distretto industriale a pochi chilometri da Lipsia. Dove sorgevano gli impianti chimici della DDR, oggi si costruiscono pannelli e i parchi solari hanno diminuito 18 per cento l’emissione di gas serra alla Germania.

In Italia intanto polveri sottili i gas nocivi stanno strangolando la pianura Padana. In Italia non esiste un piano nazionale, ne’ una strategia per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ma solo confusione e regole che cambiano. Anche se con incentivi e sgravi si spendono e si sprecano lo stesso tanti soldi che cominciano a fare gola alla mafia.

domenica 28 febbraio 2010

IL DESERTO NELLE PROCURE - Presadiretta - Rai3 ore 21:30

SUTTVUESS presenta

IL DESERTO NELLE PROCURE

un reportage di Silvia Luzi – produzione SUTTVUESS

in onda domenica 28 febbraio su Rai3 alle 21:30 nella prima parte della trasmissione PRESADIRETTA di Riccardo Iacona.

PRESA DIRETTA domenica 28 febbraio si occuperà di Giustizia e lo farà dopo settimane di polemiche e tentativi di bavaglio. Per raccontare lo stato della Giustizia in Italia, infatti, sono servite ore di trattative e lunghe valutazioni da parte dei vertici Rai. Questo dà la cifra dello stato dell'informazione nel nostro Paese.

Nella puntata di domenica si affronterà il tema Giustizia analizzandone i vari aspetti: si passerà dall'impossibilità di applicare la legge per mancanza di mezzi, al processo Mills, dal caos dei Tribunali Civili alla desertificazione delle Procure causata dai nuovi e vecchi regolamenti governativi.

La prima parte della puntata è dedicata al reportage “IL DESERTO NELLE PROCURE” di Silvia Luzi, che parte da Marano di Napoli dove il tribunale non ha nemmeno una sede ed è ospitato nei locali dell'ufficio tecnico del Comune: mancano i metal detector, le telecamere di sorveglianza e manca addirittura la targa “la legge è uguale per tutti”. E infatti a Marano – terra di camorra e dei boss Rea e Nuvoletta - la legge non é uguale per tutti, perchè tra la carenza di personale amministrativo e di magistrati le pendenze tra civile e penale sfiorano i 15.000 provvedimenti. Intanto da dieci anni si aspetta il nuovo tribunale: da Mastella a Bassolino, tutti hanno promesso ai cittadini un nuovo palazzo di giustizia, a patto che sul loro territorio fossero scaricati sette chilometri di immondizia.

Il viaggio continua nelle Procure di frontiera, luoghi di 'ndrangheta e mafia.

A Palmi, in provincia di Reggio Calabria, la Procura era talmente deserta che il Capo degli uffici si è ingegnato inventando un vero e proprio spot pubblicitario per reclutare i magistrati. Ne ha trovati quattro, ma quella di Palmi resta comunque una Procura scoperta al 60%. Come si può combattere la criminalità organizzata senza risorse? A Palmi anche l'ufficio dei GIP lavora a fatica e si regge solo su due coraggiose giudici donne.

Arrivando in Sicilia la situazione è addirittura peggiore. Nella Procura di Barcellona Pozzo di Gotto la scopertura tocca addirittura l'80% e a nulla servono la buona volontà e il senso di giustizia del Capo della Procura. Barcellona è il territorio principe delle estorsioni, ha una densità mafiosa da fare paura e la società civile solo ora cerca di organizzarsi per combattere il racket. Si prova ad avere fiducia e a denunciare, ma gli uffici della Procura si vanno lentamente svuotando.

Enna è l'ultima ultima tappa del viaggio e capofila delle procure desertificate. Calogero Ferrotti, il capo della Procura, è rimasto solo: la scopertura dei suoi uffici è del 100%. Ha chiesto aiuto al Guardasigilli Alfano, ma si è sentito rispondere che forse sarebbe meglio se andasse in pensione. Ferrotti ha scelto di restare e ad Enna intanto la giustizia si è fermata.


SUTTVUESS - Via Sannio, 61 - 00183 Roma - www.suttvuess.it - production@suttvuess.it

giovedì 5 novembre 2009

"L'altra America. Tra Messico e Venezuela storie dell'estremo Occidente"


"Questo è un libro minestrone. Avevamo una pentola (i nostri blog), e col tempo ci abbiamo messo di tutto. L'editore ha mescolato, questo è il risultato! Ci sono venezuelane siliconate e la messicana che piange in aeroporto: la cacciano via dagli Stati Uniti. C'è dentro Chávez che vuole creare l'uomo nuovo, e il presidente Calderon che lotta contro il narcotraffico, la febbre porcina, e il colpo di stato in Honduras. E poi noi due, italiani che atterrano in Sud America e si infilano dappertutto con l'incoscienza dei vent'anni (qualcosa in più in verità).
Benedetta l'incoscienza".

Piero Armenti e Antonio Pagliula
"L'altra America. Tra Messico e Venezuela storie dell'estremo Occidente"
edizioni Arcoiris.

info: notiziedacaracas.it

domenica 4 ottobre 2009

“LA BATTAGLIA DELLA INNSE” - 15 mesi di resistenza questa sera su Raitre

Liberazione, 4 ottobre 2009


LA BATTAGLIA DELLA INNSE” - 15 mesi di resistenza questa sera su Raitre

di Roberta Ronconi


Scusi, ma lei davvero sta facendo una lotta operaia? E ci crede?”. La giovane regista Silvia Luzi e il suo gruppo di produzione della cooperativa Suttvuess ha trent'anni e fino a due mesi fa pensava che gli operai – nonché le loro lotte – fossero un genere estinto da tempo. Del resto, chi non lo crede? E perché non dovrebbe essere così, visto che non si vede una faccia di operaio od operaia da nessuna parte, mai? Quei quattro disperati arrampicati su una gru che a un certo punto hanno fatto capolino dalle nostre televisioni in un giorno di agosto sembravano essere sbucati da un fumetto di Dylan Dog più che da una strada di Lambrate. Quello che è successo poi, qualcuno di noi già lo sa. Ma sarebbe bene che lo sapessero tutti.

L'occasione giusta – e da diffondere – è l'appuntamento questa sera con Presadiretta di Riccardo Iacona su Raitre. Dopo la prima parte del programma, tutta dedicata alla Tav e al mostruoso esborso che l'alta velocità sta costando al paese (il titolo, non ha caso è “La Stangata”), verso le 22:30 l'appuntamento è con il reportage “La Battaglia della INNSE”, realizzato dalla Suttvuess in quegli 8 giorni e 7 notti che hanno segnato l'inizio della stagione di battaglie sui tetti.

Il documentario è un'occasione unica per vedere cosa è successo realmente in quella settimana di fuoco alla fabbrica meccanica di via Rubattino e per ripercorrere la storia di una battaglia contro la svendita di una fabbrica sana iniziata ben 15 mesi prima degli eventi più eclatanti, ma di cui nessuno (la stampa per prima) non si era accorto. E' la storia di 49 operai che tentano di difendere la propria fabbrica, svenduta per due lire anche se ancora produttiva. La politica fa finta di niente, le amministrazioni locali parlano senza agire. Fino all'esasperazione e alla scelta di arrampicarsi in alto, su una gru, di Fabio, Luigi, Vincenzo, Massimo, assieme a un sindacalista della Fiom, lì per oltre una settimana, un sole d'agosto a più di 40 gradi, viveri e acqua rimediati dai parenti (il sindaco, nemmeno una bottiglietta di minerale) che rimangono sotto, ogni giorno raggiunti da decine e centinaia di persone, altri lavoratori, anziani, giovani che vengono a manifestare la propria solidarietà a quei quattro testardi.

Questa sera, la televisione testimonierà di loro, per loro, finalmente. Ditelo in giro, si tratta di uno squarcio su un'Italia diversa da quella insulsa a cui siamo assuefatti. Si tratta di una speranza che non va persa, e da cui ripartire.


PER VEDERE IL REPORTAGE SU youtube.com:

parte 1

parte 2

parte 3

parte 4